C’è qualcosa che davvero non quadra rispetto al racconto che ci viene fatto rispetto a Putin. Stiamo parlando del capo della Federazione Russa, che entrerà nella storia – insieme a pochi altri – per aver compromesso lo stato democratico Ucraino, con un’invasione deliberata dei confini. Portata a termine con le armi. Basterebbe questo per trarre un tratto chiaro di Vladimir Putin. Ma ovviamente, in special modo in tempi di guerra, a fare rumore sono anche i dettagli. Sin dal primo minuti dallo scoppio della guerra, di Putin, è stato fatto un racconto molto personale. Non solo rispetto alle sue decisioni politiche. Ma anche rispetto alla sua salute.
Stiamo parlando di quello che è stato detto relativamente al cancro che avrebbe avuto allo stomaco. E ora, anche rispetto a quelli che potrebbero essere i suoi problemi alla tiroide o simili. Il punto è un altro: perché facciamo racconti di questo tipo? Perché il giornalismo si impunta nello scavare su dettagli che risultano irrilevanti rispetto allo svolgimento della guerra con tutte le atrocità che ne conseguono? La risposta, noi, non ce l’abbiamo. Ma una cosa sicuramente la sappiamo: lo stato di salute di Putin, non conta niente. Non oggi, non adesso.
Parlarne non fa altro che esasperare la situazione legando la salute del dittatore invasore, alla possibile fine della guerra. Le cose, come direbbe Andreotti all’interno de “Il Divo”, sono un po’ più complicate di così. Ed è per questo motivo che forse bisognerebbe ragionare in maniera netta e chiara su quello che si potrebbe fare per accorciare le agonie degli Ucraini. E di certo, fare ogni giorno la cartella clinica di Putin, non aiuta. O almeno, non serve proprio a un bel niente. Quello che accadrà lo staremo a vedere. Nel frattempo, non possiamo fare altro che sperare e fare il nostro. E noi, non ci metteremo a fare il bollettino di Putin.

