Ve lo sveliamo subito, non sarà già da domani tutto com’era ieri. La IATA, infatti, nel suo recente aggiornamento delle previsioni a lungo termine, ha lasciato tutto com’era prima dell’arrivo di Omicron. Per farla breve, solo nel 2025 il traffico aereo dovrebbe tornare pienamente a regime, con circa 4 miliardi di passeggeri stimati. Il pronostico, quindi, porta il numero di passeggeri previsti al 101% rispetto a quelli del 2019. Ma come sarà la crescita?
Nel 2021 il traffico si era fermato al 47% rispetto al 2019. Nel 2022, invece, la stima dovrebbe portare fino al 69%. Prima di arrivare al recupero completo del 2025, sono previsti l’83% dei passeggeri nel 2023 e il 94% nel 2024. C’è da dire però che questa ripresa non è omogenea in tutto il globo. Guardando alla zona dell’Asia-Pacifico, per esempio, Australia e Nuova Zelanda stanno riavviando i contatti con il mondo esterno. La Cina, però, continua rigida nelle sue misure anti Covid. Solo un esempio, che fa capire però come dei blocchi localizzati stiano rallentando la crescita globale. C’è però un’incognita in tutto ciò.
Non bisogna infatti sottovalutare le possibili conseguenze della guerra scatenata dalla Russia. La previsione di IATA non tiene conto del possibile impatto. E sebbene il mercato dell’aviazione non dovrebbe – su livello globale – essere coinvolto, non si possono sottovalutare questioni locali. Durata, estensione e gravità del conflitto potrebbero determinare gran parte del risultato. Senza dimenticare i possibili costi aumentati per dover evitare lo spazio aereo russo. Stando ai primi dati, infine, la richiesta di viaggi internazionali è immediatamente calata dopo l’invasione. Ma, secondo gli esperti, si tratta soltanto di una fase transitoria.

