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Cambia il modo di viaggiare in UK: servirà il visto eletronico

Marco Di Leo
Marco Di Leo
Giornalista, viaggiatore e amante dello sport.

Si avvicina il 2023 e, di conseguenza, anche i cambiamenti per moltissimi viaggiatori. In particolar modo sta per cambiare molto soprattutto per tutti quei turisti che fino a questo momento hanno potuto spostarsi verso una delle mete più ambite senza necessità di visto o passaporto. Ma ora sta per cambiare tutto. A breve, infatti, sarà introdotto l’ETA (acronimo di “Electronic Travel Authorization”). Si tratta di una nuova misura, un sistema di verifica che sarà applicato ai tutti i visitatori europei, compresi gli italiani, desiderosi di entrare nel Regno Unito.

Tower Bridge, Londra
Tower Bridge, Londra

Il Paese britannico infatti è pronto a mettere in atto l’utilizzo del visto elettronico per tutti i viaggiatori in entrata. Si tratta di un sistema simile a quello in vigore anche in altre nazione e servirà a mantenere una maggiore tracciabilità dei viaggi e per mettere in atto nuovi protocolli di passaggio da una frontiera all’altra. Gli Stati che già utilizzano una cosa simile sono gli Stati Uniti (ESTA), il Canada (ETA), l’Australia (eTA) e la Nuova Zelanda (NZeTA). Stando a quanto riferito dalla autorità britanniche questo sistema punterà a ridurre ogni tipo di rischio e lo farà raccogliendo maggiori informazioni su tutti i turisti desiderosi di entrare nel Regno Unito. Allo steso tempo il Governo potrà bloccare l’ingresso di persone che potrebbero rappresentare un rischio concreto.

Cosa serve per richiedere l’ETA, le informazioni

Sarà fondamentale quindi fornire, per richiedere questo visto, i propri dati biografici, biometrici e di contatto. Ma anche rispondere a una serie di domande, al fine di di ottenere l’approvazione. Fatto ciò, il compito delle Autorità britanniche sarà quello di controllare le informazioni con i sistemi e i database governativi interni. E a questo punto determineranno se il richiedente sia idoneo o meno a recarsi nel Regno Unito. A quel punto le autorizzazioni potranno essere verificate dai funzionari di viaggio direttamente in formato digitale. E coloro che on lo faranno potranno andare incontro a sanzioni e oneri di responsabilità.

Secondo quanto previsto questo sistema dovrebbe entrare in vigore entro il 2024, ma già da marzo 2023 dovrebbe partire una prima fase di test. Questa sarà rivolta ai turisti in arrivo da Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman e Bahrain. Dalla metà dell’anno in poi, infine, dovrebbe arrivare l’introduzione di ETA per tutti gli altri viaggiatori, italiani compresi.

Riguardo i dettagli, però, si sa ancora poco. Sembra che chi non sia in possesso di visto potrà essere autorizzato a un solo ingresso di massimo sei mesi. Scaduti questi, non si potrà rimanere se non con visti differenti. I viaggiatori che arriveranno per attività lavorative o commerciali dovranno quindi ottenere comunque una autorizzazione al lavoro e i permessi relativi. Oltre, ovviamente, all’ETA. Un cambiamento non di poco conto, considerando che fino a poco tempo fa si poteva viver e lavorare a tempo indeterminato da queste parti pur senza aver alcun tipo di documento di questo tipo. Riguardo il costo previsto, l’ETA dovrebbe costare circa diciotto sterline e, quindi, circa 21 euro. Questo almeno è quanto riporta l’agenza di viaggi francese “Echo Touristique”.

Come si entra nel Regno Unito

A partire da inizio ottobre dello scorso anno anche per i cittadini europei è obbligatorio utilizzare un passaporto valido per entrare nel Paese. I cittadini che non dovessero avere con sé un passaporto potrebbero essere tranquillamente respinti alla frontiera, come spiegano le guide fornite dal Governo britannico. Ci sono però anche alcune categorie che potranno utilizzare ancora soltanto la carta di identità si tratta di coloro che hanno aderito allo EU Settlement Scheme (Programma di residenza per cittadini europei), i lavoratori transfrontalieri, cittadini UE con permesso per ricongiungimento familiare all’interno dello EU Settlement Scheme e i cittadini UE con permesso per trattamento sanitario nel Regno Unito.

E il Covid? Tutte le restrizioni anti Covid sono state rimosse dalle Autorità britanniche a partire dallo scorso 18 marzo. E di conseguenza non ci sono più le misure adottate durante l’emergenza sanitaria. Non serve più effettuare alcun tipo di testa prima della partenza né all’arrivo. E non serve nemmeno compilare il Passenger Locator Form. A prescindere che i viaggiatori abbiano ricevuto i vicini o meno, quindi, queste regole si applicano per tutti. Non importa vaccinazione, né Paese di provenienza. Da giugno, inoltre, ricordiamo che le misure valide per gli arrivi dall’estero relative alla pandemia non sono più in vigore neanche nel nostro Paese. In Italia quindi non è più richiesto il Green Pass né alcun tipo di altra certificazione equivalente per rientrare in Italia.

Tuttavia recarsi all’estero può rimanere comunque un rischio per la propria salute in questo periodo. Che si viaggi per lavoro o per vacanza, o ancora per altre ragioni, è bene tenerlo in conto. Pertanto la raccomandazione è quella di pianificare tutto con il massimo dell’attenzione possibile, considerando anche la possibilità di essere contagiati durante il proprio viaggio all’estero. In tal senso può diventare molto utile e importante dotarsi di una assicurazione sanitaria che possa coprire ogni tipo di rischio legato al Covid 19. Prima di partire, comunque, è cosa consigliata aggiornarsi riguardo le misure che vengono adottate da gli Paese e in particolar modo da quello in cui si sta per andare. Possibile farlo sul sito del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale noto come Viaggiare Sicuri.

Detto questo attenzione anche alle mosse dell’Europa. Se il Governo del Regno Unito annuncia infatti l’intenzione di richieste l’ETA anche a tutti i cittadini dell’Unione europea, a partire dal prossimo maggio all’interno dell’Unione verrà introdotto il nuovo sistema di informazione e autorizzazione ai viaggi dell’UE (ETIAS).

Questo verrà utilizzato per tutti i cittadini di paesi terzi che non abbiano obbligo di visto. E dovranno ottenere quindi tramite una domanda online questa autorizzazione ai viaggi preventiva. Tutte le informazioni che saranno fornite nel momento di fare la domanda saranno trattate automaticamente dalle banche dati dell’Unione europea e dell’Interpol per determinare se ci siano validi motivi per rifiutare l’autorizzazione a viaggio. In assenza di esiti positivi o di elementi dubbi, che richedono in questo secondo caso analisi ulteriori, l’autorizzazione sarà disponibile in un tempo molto breve. E sarà valida per tre anni o fine allo scadere del documento presentato con la richiesta, al prezzo di sette euro.

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