Gli amanti della letteratura lo sanno. Certi autori, inutile negarlo, sono legati in modo indissolubile alla città in cui sono nati. Spesso sono scrittori di terre di confine, o nati in città dalla forte caratterizzazione locale. Oggi, però, vogliamo parlarvi di uno scrittore – e soprattutto di una città – che con il luogo in questione ha un legame affettivo nato con il tempo, negli anni. Lo scrittore è James Joyce, pur fortemente ancorato nelle sue opere a Dublino. La città, invece, è Trieste. Luogo in cui, a sentir Joyce, l’autore aveva lasciato l’anima. A Trieste Joyce visse appena dieci anni o poco più, ma la frase e Joyce stesso sono rimasti talmente celebri in città da far sì che nel pieno centro triestino ci sia ancora oggi una sua statua. Ma non solo.

Esiste infatti anche un itinerario che ripercorre tutti i luoghi che Joyce ha frequentato, o quelli che hanno ispirato tutte le sue opere. A partire, per esempio, proprio da Dubliners. Si tratta, è vero, di un’opera fortemente ancorata a Dublino. Ma non molti sanno che Joyce iniziò a scriverla proprio a Trieste, così come fece con l’Ulisse per quanto riguarda almeno i primi tre capitoli. Attenzione, allora, proprio a quest’ultima opera. Quest’anno, infatti, ricorre il centenario dalla pubblicazione dell’Ulisse, avvenuta il 2 febbraio 1922. Si tratta – inutile negarlo – di una delle opere più importanti se non dell’intera letteratura quanto meno di quella del XX secolo. E ricorrono, inoltre, anche i centoquaranta anni dalla nascita dello scrittore, nato appunto a Dublino nel 1882. La ricorrenza più importante di tutte, però, è un’altra.
Bloomsday
Stiamo parlando del Bloomsday, giornata che si celebra il 16 giugno e che certifica un omaggio a Leopold Bloom, personaggio centrale dell’Ulisse. Ma celebra allo stesso tempo anche la geniale impostazione del romanzo, che si svolge interamente nell’arco di una giornata, appunto il 16 giugno del 1904. E, allora, in questa giornata l’intera Irlanda, Trieste e gli amanti di Joyce sparsi per il mondo celebrano una festa. Ma, detto questo, andiamo a scoprire cosa avviene in questa occasione a Trieste. Partiamo da una precisazione: a Trieste il Bloomsday non dura soltanto un giorno. Si trasforma infatti un vero e proprio festival che va avanti fino al 19 giugno. Nel giorno del vero Bloomsday, il 16 giugno per l’appunto, si parte con gli eventi alle 8 del mattino e si continua senza fermarsi fino alle 3 di notte. Si passa attraverso ben quindici luoghi sparsi per il centro della città.
Questi luoghi vengono scelti grazie alla loro somiglianza con le reali ambientazioni dublinesi. E, allora, via con la tanto amata colazione di Leopold Bloom, che si potrò consumare al fianco degli attori che poi metteranno in scena il momento presso l’antico faro La Lanterna, l’equivalente della Torre Martello di Sandycove all’interno del romanzo. In questa occasione il faro verrà illuminato di verde, ovviamente il cuore dll’Irlanda, cosa che avverrà anche per quanto riguarda la statua dello scrittore, posizionata nei pressi di piazza di Ponterosso sul Canal Grande.
Di ora in ora, in ognuna delle location scelte di Trieste, verranno messe in scena diversi capitoli del romano. Per esempio, l’episodio Nausicaa sarà ambientato – intorno alle otto di sera – sulla spiaggia del Pedocin, la più famosa di Trieste, per l’incontro di Ulisse/Leopold Bloom con Nausicaa/Gerty McDowell. Alle undici di sera, invece, alla Scala di Piazza Cornelia Romana e il Teatro dei Fabbri si metterà in scena il capitolo di Circe. L’ultimo, invece, è previsto alle due di notte nell’auditorio del Museo Revoltella. Ma a prescindere da questo, il programma andrà avanti per tutto il weekend perdendosi tra i luoghi di Joyce e della letteratura ma anche dando spazio ad appuntamenti enogastronomici e presentazioni di libri, documentari e conferenze.
In ogni caso, però, si andrà avanti fino al prossimo gennaio con diversi eventi nei luoghi dello scrittore che continueranno a celebrare James Joyce. Si ripercorreranno tutti i luoghi che l’autore frequentava solitamente in città, grazie a quanto organizzato da PromoTurismoFVG. Si passerà allora per il Borgo Teresiano, una delle zone in cui ha vissuto; per il Museo Joyce, che offrirà visite guidate. Ma anche per la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò e per le altre vie in cui si trovano le nove case in cui abitò negli anni Joyce. Ma si passa anche per Cavana, il quartiere che Joyce frequentava solitamente e all’interno del quale si può ritrovare un percorso originale fato di scritte di Neon Art dedicate proprio a Joyce. Tutte queste fanno parte del progetto “Doublin” (da doubling in inglese, raddoppiare) e che appunto richiamano, raddoppiano a Trieste il red District di Dublino.
Per dare il via a ogni visita è sufficiente recarsi all’infopoint di PromoTurismoFVG, situato in piazza Unità d’Italia, 4/b. Il prezzo è di 12 euro a persona, ma sono invece gratuite se si è tra i possessori della FVGcard. In ogni caso, rimane sempre possibile visitare i luoghi di Trieste tanto cari a James Joyce. Partendo dalla stazione ferroviaria, proprio il punto più comodo di arrivo per chiunque voglia recarsi a Trieste. Proprio qui, nel lontano 20 ottobre del 1904, Joyce arriva a Trieste. E proprio qui, pochi minuti dopo l’arrivo, riuscì per un equivoco a farsi arrestare. Retroscena ancor più curioso se si pensa che lasciò sola e senza soldi in quel momento la compagna Nora, che tra l’altro non parlava né la lingua italiana né quella tedesca, ad aspettarlo per ore nel giardinetto di fronte.
Non molti, poi, sanno che fu proprio Italo Svevo – celebre scrittore triestino – a ispirare a James Joyce il personaggio di Leopold Bloom. E in una lettera a Svevo Joyce definì il Canal Grande nei pressi di piazza del Ponterosso – lì dove si trova la sua statua – “Il canal che viene da lontano per sposare il gran divo, Antonio Taumaturgo e poi cambiato parere se ne torna com’è venuto”. Joyce, inoltre, era solito frequentare anche la chiesa greco-ortodossa che ancora oggi si trova a Riva 3 novembre 7. Tra i suoi allievi, infatti, c’erano anche alcuni dei membri più importanti di questa parrocchia. Poi, tra la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò e lo storico Caffè Tommaseo in pieno stile viennese, c’è anche la Berlitz School, la sua scuola di lingue in cui Joyce lavorava, a via San Nicolò 32. Ancora oggi è possibile trovarvi la sua libreria antiquaria.
Necessaria poi una pausa nella pasticceria Pirona, che esiste ancora oggi. Si trova davanti a una delle abitazioni di Joyce ed era spesso frequentata dall’autore. A piazza Verdi c’è poi l’omonimo Teatro, che Joyce frequentava spesso anche grazie a biglietti molte volte gratuiti. In ogni caso, questi non sono che alcuni dei luoghi iconici dello scrittore a Trieste. Per scoprire tutti i dettagli e il legame tra autore e città basta recarsi al Joyce Museum, in via Madonna del mare 13.